Specchi.

Se è vero che quello che vediamo negli altri

è lo specchio di ciò che siamo

allora io che scrivo e tu che leggi

facciamo entrambi schifo.

 

Non c’è via di scampo

né per me

né per te.

 

E allora spiegami

perché io soffro e tu no?

perché io scalcio e tu alzi in alto i calici?

perché io ho il fuoco dentro (e fuori) e tu fissandomi

getti via l’ultima acqua rimasta per spegnerlo?

 

Forse

devo solo gettare via i miei specchi

così da non poterti più vedere.

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Anne Sexton – la sensibilità dietro la sensualità.

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L’icona della poesia confessional, moglie e amante, figlia e madre, atea e religiosa, autodidatta e docente universitaria, diagnosticata isterica, malattia per cui era previsto il ricovero ospedaliero negli anni Sessanta e Settanta, è stata una pioniera della lirica maleducata e sensuale.

I suoi poemi così fisici parlano senza inibizioni delle esperienze corporali, soprattutto se pensiamo al contesto storico e culturale in cui sono stati scritti e pubblicati.

Pazzia, amore, morte, rapporti familiari (spesso incestuosi), crisi mistiche e spirituali sono le tematiche che percorrono la produzione della Sexton. Tanto che, ironia della sorte, i primi movimenti femministi degli anni Sessanta hanno preso la sua poesia a manifesto; pensare che Anne aborriva quei gruppi di donne incazzate che tanto odiavano l’uomo, a lei invece così caro!

Talmente calata nel ruolo del personaggio teatrale, la Sexton è anche performer, organizza serate di musica rock durante le quali recita le sue poesie.

Ma chi c’è al di là dell’icona (o del cliché), della poetessa pazza, sexy, disobbediente e autodistruttiva fino al suicidio?

C’è un essere dall’animo sensibile e gentile.

Anne scriveva poesie per necessità: la scrittura era la sua cura, la sua medicina contro il malessere interiore della vita quotidiana. E incoraggiava chi come lei ne sentisse l’urgenza; in molti le scrivevano lettere, chiedendo un suo consiglio sulla scrittura e Anne rispondeva a tutti.

Ruba a Franz Kafka uno slogan, trasformandolo: «la poesia dev’essere l’ascia che spacca il mare ghiacciato dentro di noi.»

La poesia è lo strumento per chi ha il coraggio di sondare le più buie e gelide oscurità del proprio animo, senza censurarsi: la scrittura aiuta a superare quel dolore psichico.

Ed è per questo motivo, che ho scelto questa poesia di Anne Sexton, che parla di un bacio sensuale e sessuale, ma in modo così delicato e leggero da diventare una lirica dolce, quasi fanciullesca.

Forse perché in fondo, la Anne bambina, a caccia di un amore che i genitori le hanno sempre negato, non è mai andata via.

 


Knee Song

 

Being kissed on the back

of the knee is a moth

at the windowscreen and

yes my darling a dot

on the fathometer is

tinkerbelle with her cough

and twice I will give up my

honor and stars will stick

like tacks in the night

yes oh yes yes yes two

little snails at the back

of the knee building bon-

fires something like eye-

lashes something two zippos

striking yes yes yes small

and me maker.

 

Poesia del ginocchio

 

Un bacio nell’incavo

del ginocchio è un fruscio

di falena alla zanzariera e

sì amore mio un puntino

luminoso sull’ecometro è

Campanellino con la tossetta

e due volte perderò l’onore

e le stelle saranno confitte

come puntine nella notte

sì oh sì sì sì due

chioccioline all’incavo

del ginocchio che accen-

dono falò simili a ci-

glia che sfregano sì sì sì

come pietrina d’accendino bic:

e così esisto!

(trad. Rosaria Lo Russo, casa editrice Le Lettere)

 

 

 

 

 

Volti.

Un uomo,
la vita pesa sul suo volto di sole.
Una donna,
la zavorra di un tempo ingrato sul viso.
Io osservo.
E mi chiedo: perché loro?

(foto @ Roberta Lotto)

Foglie di gelsomino.

Come foglie di gelsomino

che sovrastano la terra.

Ogive che guardano il cielo,

senza mai toccarlo.

Testimoni dei giorni che passano

e di loro non si curano.

Le crediamo immobili,

ma portano addosso il futuro.

Fino al prossimo inverno,

quando solo chi le ama

potrà salvarle.

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