Specchi.

Se è vero che quello che vediamo negli altri

è lo specchio di ciò che siamo

allora io che scrivo e tu che leggi

facciamo entrambi schifo.

 

Non c’è via di scampo

né per me

né per te.

 

E allora spiegami

perché io soffro e tu no?

perché io scalcio e tu alzi in alto i calici?

perché io ho il fuoco dentro (e fuori) e tu fissandomi

getti via l’ultima acqua rimasta per spegnerlo?

 

Forse

devo solo gettare via i miei specchi

così da non poterti più vedere.

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Un tiepido calore.

E così finisci per non capire la ragione di tante cose.
Sai che alla fine non ti piace sentirti così però come una droga, capisci che non ne puoi fare a meno, altrimenti la vita ti scorre via sotto i passi.
Quando ti senti così, sei in una dimensione diversa, la dimensione in cui percepisci il tuo essere che, libero da ogni barriera, si lascia andare e non ha paura di altalenare tra il male e il bene, tra la sofferenza e la felicità. Perché in fondo è quello che vuoi, vivere senza doverti preoccupare del dolore che provi e provochi.
E allora via, liberi, liberi, liberi sempre, noncuranti del tempo che passa e della fiamma che si consuma.
Rimanere al buio ti piace, e sentire solo il tuo respiro bagnato dalle lacrime non ti fa paura, perché prima del buio hai vissuto in una luce talmente accecante che ti ha riempito gli occhi.
E quel tiepido calore che senti in fondo, tra il cuore e i polmoni, ti basta per non morire.

Volti.

Un uomo,
la vita pesa sul suo volto di sole.
Una donna,
la zavorra di un tempo ingrato sul viso.
Io osservo.
E mi chiedo: perché loro?

(foto @ Roberta Lotto)